COMUNITA' ACCOGLIENTI "BETANIA"

OBIETTIVI
Il progetto “Comunità accoglienti” vuole essere una opportunità che si colloca all’interno della legge149/2001 nel dare una efficace risposta alla Famiglia accoglientenecessità di reperire famiglie che si prendano cura di figli non propri. La legge infatti nel prevedere la chiusura degli istituti assistenziali dispone all’art. 2 che “il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo è affidato ad una famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l’educazione, l’istruzione e le relazioni affettive di cui ha bisogno”.A ll’interno di questo diritto del minore a crescere ed essere educato in una famiglia, così come rafforzato e reso esplicito dalla legge 149, si colloca il progetto Comunità accoglienti. L'obiettivo principale è dare una famiglia a quei bambini le cui famiglie naturali non sono in grado temporaneamente di prendersene carico: bambini e famiglie d’origine separatamente faranno un percorso di riavvicinamento, che porterà al rientro nella famiglia d’origine quando entrambi saranno pronti e i servizi sociali lo riterranno opportuno. Nello specifico i servizi sociali, in collaborazione con il servizio affidi di riferimento, valuteranno quale bambino affidabile sarà compatibile con le famiglie del progetto così da dare una risposta adeguata al bisogno costituito dal minore e alla risorsa costituita dalla famiglia. Il numero di minori accolti è compatibile con i nuclei famigliari accoglienti ed è concordato con i Servizi al fine di garantire una buona armonia tra tutti i membri delle famiglie. Nell’appartamento 1 è stata destinata una camera da letto per l’accoglienza di due bambini, nell’appartamento 2 sono state destinate due camere da letto per l’accoglienza di tre/quattro bambini.

 

 

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STRATEGIE D’INTERVENTO
Per la fase di avviamento è stata firmata una convenzione di collaborazione fra la Fondazione Tuendelee e l’Associazione Papa Giovanni XXIII: la fondazione concede alla Papa Giovanni, in comodato gratuito, l’utilizzo dei due suddetti appartamenti per realizzare l’accoglienza intesa come paternità e maternità responsabile sia nei confronti dei figli naturali che dei figli accolti. Saranno anche previsti dei momenti di confronto e monitoraggio circa l’andamento del progetto e il rispetto degli  accordi convenuti. La scelta di affidare l’utilizzo degli appartamenti al l’Associazione Papa Giovanni XXIII e la conseguente appartenenza della famiglia e della comunità accogliente alla stessa associazione è un elemento di assoluta rilevanza: infatti l’associazione opera da diversi anni in attività di solidarietà sociale e di condivisione diretta delle propria vita con la vita degli “ultimi”, ovvero di chi è disagiato, abbandonato, rifiutato dalla società. Le comunità accoglienti quindi non opereranno da sole, ma in un contesto di confronto e aiuto reciproco con l’associazione stessa, che costituisce un’intensa rete di condivisione e supporto basato su formazione e mutuo aiuto. L’affidamento avrà la durata, i tempi, gli interventi e le modalità di realizzazione così come verrà stabilito dai servizi sociali; al minore sarà garantito il soddisfacimento dei bisogni al pari dei figli naturali, e gli verranno assicurati tutti i servizi che si renderanno necessari (psicoterapia, logopedia, attività fisica, visite mediche, ecc.).
Le comunità accoglienti avranno i servizi competenti cui fare riferimento attraverso colloqui con psicologi e assistenti sociali laddove opportuno.
Dal canto loro le famiglie d’origine faranno dei propri percorsi di crescita nell’autonomia, nella cura ed accudimento dei figli (anche, laddove ritenuto necessario,attraverso incontri con le famiglie aperte), oltre che degli adeguati percorsi di riavvicinamento con i minori.

RISULTATI ATTESI
I risultati che attraverso le accoglienze di minori si vogliono ottenere sono difficilmente quantificabili e misurabili: si vuole dare ai minori l’opportunità di realizzare quel diritto di  vivere in un contesto armonico ed equilibrato, ma al tempo stesso si vuole che il minore torni, laddove possibile, nella propria famiglia d’origine.
Si vuole che l’affido rispetti la  temporaneità che gli è propria, con il rientro nella famiglia d’origine quando i servizi lo riterranno opportuno.
Ci si attende che sia il bambino che la famiglia d’origine crescano nell’autonomia e nell’avvicinamento reciproco.